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Contraccettivo naturale: dalla Svezia in arrivo una grande novità

Contraccettivo naturale: dalla Svezia in arrivo una grande novità

12 Aprile 2018

Qualche settimana fa sull’autorevole rivista scientifica Biomacromolecules dell'American Chemical Society è apparso uno studio che potrebbe rivoluzionare l’intero sistema contraccettivo del futuro.

Alcuni studiosi svedesi, infatti, sembrerebbero aver dato vita ad un innovativo contraccettivo femminile senza ormoni, totalmente naturale ed ultra efficace.

Si tratterebbe di una piccola pillola vaginale da inserire nella cervice prima del rapporto: la sua struttura è in grado di dissolversi in pochi minuti, creando una barriera naturale all’avanzare degli spermatozoi.

Il segreto di questo prodotto? La struttura della capsula: il materiale con cui è creata, il chitosano, è un polisaccaride capace di impedire al liquido seminale di raggiungere gli ovuli.

Un’incredibile scoperta quella dell’utilizzo del chitosano come metodo anticoncezionale, come confermato dal ricercatore svedese del Kungliga Tekniska Högskolan di Stoccolma, Thomas Crouzier: è stato verificato come il chitosano sia in grado di contrastare l’ammorbidimento naturale della barriera mucosa che durante l'ovulazione permette allo sperma di avanzare.

In che modo? Agendo direttamente sullo strato di muco superficiale e non sugli ormoni. In questo modo il contraccettivo naturale non provocherà effetti collaterali, grazie al materiale 100% biologico.

Ancora non ci sono indiscrezioni sui tempi di lancio di questo contraccettivo sul mercato, ma la scoperta scientifica svedese rappresenta sicuramente un'alternativa concreta agli attuali sistemi anticoncezionali a base di ormoni.

E non è tutto: le potenzialità del chitosano sulle membrane mucose del corpo sono già state ampiamente sperimentate. Non a caso il materiale polimerico è già utilizzato in altre terapie, come ad esempio nel trattamento delle ulcere nelle mucose e nelle malattie infiammatorie dell'intestino.
Cerotti kinesio taping: cosa sono e a cosa servono?

Cerotti kinesio taping: cosa sono e a cosa servono?

10 Aprile 2018

Vi sarà certamente capitato di vederli: colorati, elastici e amatissimi dagli sportivi, i cerotti kinesio taping stanno spopolando.

Quanti di voi, però, sanno cosa sono quegli strani tessuti sottili che si applicano sui muscoli? Scommettiamo pochissimi: e allora facciamo un po’ di chiarezza.

Che cosa sono i cerotti kinesio taping

Sono semplici cerotti elastici e non medicati, realizzati in tela di cotone traspirante e adesiva. Si applicano sulla pelle seguendo la lunghezza dei tendini e dei muscoli proprio per tutelarne il movimento e per proteggerne la contrazione e l’estensione.

Perché hanno diversi colori?

Spesso il colore del nastro elastico è un semplice vezzo estetico dello sportivo.

Tuttavia, in alcuni casi i colori dei tessuti kinesio taping possono indicare quanto sono resistenti e quanto sono elastici. In altri casi, poi, ai colori dei cerotti elastici è riconosciuta una particolare virtù di cromoterapia.

A cosa servono i cerotti kinesione taping?

Le due principali funzioni dei cerotti kinesio taping sono quella stabilizzante e quella drenante: la prima è utile per contenere la zona infiammata e stabilizzare le articolazioni durante lo sforzo e il movimento, la seconda per trattare edemi, ematomi e contusioni.

In quali casi non vanno applicati?

I cerotti kinesio taping non hanno particolari controindicazioni. Per aumentarne l’efficacia, però, abbiate cura di non applicarli sulla pelle lesionata, poiché il prodotto non è sterile, sui peli e sulla cute trattata con prodotti oleosi, per non comprometterne l’aderenza e quindi la funzionalità. Ricordate, infine, che questi cerotti vanno applicati da personale medico specializzato, per seguire le linee dei muscoli e dare reale sollievo.

Celiachia: i 3 sintomi da non sottovalutare

Celiachia: i 3 sintomi da non sottovalutare

03 Aprile 2018

Secondo il Ministero della Salute la celiachia è in aumento: si parla di oltre 15 mila nuovi casi diagnosticati ogni anno, per un totale di quasi 200.000 italiani affetti da questa patologia.

E tanto altro, sempre secondo le indagini ministeriali, è ancora sommerso: sarebbero quasi mezzo milione, infatti, i connazionali che, inconsapevolmente, sono intolleranti al glutine e non lo sanno.

Ma quali sono i campanelli d’allarme che possono farci sospettare la presenza di celiachia?

Eccone 3 da non sottovalutare.

  1. Attenzione al gonfiore addominale

Il primo sintomo di questa patologia è proprio il ventre gonfio e dolorante: il glutine introdotto all’interno dell’organismo di un celiaco è tossico e danneggia i rivestimenti dell’intestino. Se compaiono sempre più frequenti anche i casi di diarrea, poi, il rischio di celiachia potrebbe essere concreto.

  1. Siete dimagriti?

Il calo di peso potrebbe essere un segnale di celiachia: la reazione avversa dell’organismo al glutine, infatti, impedisce al corpo di assorbire molti dei principali nutrienti provenienti dal cibo, causando dimagrimento e iponutrizione.

  1. Sempre stanchi?

Se vi sentite spesso spossati e senza energia, potrebbe trattarsi di intolleranza al glutine: la debolezza costante, infatti, è un sintomo da non sottovalutare. Colpa dell’infiammazione continua, dello scarso nutrimento e della fatica dell’intero organismo, provato dallo stress psicofisico della condizione allergica permanente.

Se hai dubbi o vuoi saperne di più, parlane con il tuo medico e monitora attivamente il tuo stato di salute: in farmacia trovi dei comodi test di autodiagnosi per verificare, in modo semplice e veloce, se sei intollerante al glutine.

Acqua alcalina: perché fa bene alla salute

Acqua alcalina: perché fa bene alla salute

27 Marzo 2018

Vi sognereste mai di lavare qualsiasi oggetto o indumento con un liquido che non sia l’acqua?

Probabilmente no: l’acqua, infatti, è il solvente universale più potente e trasversale che c’è, ideale per purificare ed eliminare scorie e “sporco” da ogni superficie o materiale.

Una funzione che coinvolge anche il corpo: l’acqua che beviamo, infatti, oltre a produrre energia idroelettrica, favorisce l’eliminazione dei rifiuti e delle tossine accumulate dall’organismo.

Per questo è fondamentale che l’acqua sia quanto più pura e dinamica possibile.

La migliore? Quella alcalina, ovvero con un pH piuttosto elevato.

Un’acqua che consente anche di combattere i radicali liberi e di rallentare il naturale processo d’invecchiamento: un processo che inizia quando i bicarbonati nel sangue iniziano a calare ed il corpo, di conseguenza, fatica a neutralizzare gli acidi che rischiano di accumularsi come colesterolo, grasso o calcoli renali.

Dove trovare acqua potabile alcalina?

L’acqua potabile alcalina esiste in natura: la si trova direttamente alle sorgenti di montagna, dove sgorga libera e purissima.

Ma si può anche ricreare “artificialmente” in modo semplice ed economico.

Come?

Con un concentrato alcalinizzante, acquistabile in farmacia, che consente di elevare il pH dell’acqua potabile, portandolo al livello desiderato. Bastano poche gocce (solitamente 3 gocce per bicchiere d’acqua, ma questa dose può variare da prodotto a prodotto) per generare acqua alcalina con zinco e aiutare il corpo ad assimilare meglio i bicarbonati.

L’acqua alcalina, quindi, supporta il ringiovanimento cellulare, favorisce l’idratazione e aiuta l’eliminazione delle scorie.

Per saperne di più chiedi al tuo medico o al tuo farmacista: sapranno spiegarti nel dettaglio le regole alla base di questo fenomeno e consigliarti la migliore strada per il benessere.

Perché viene il singhiozzo e come risolverlo

Perché viene il singhiozzo e come risolverlo

20 Marzo 2018

Alzi la mano chi non ha mai avuto il singhiozzo: lo strano sintomo che si manifesta con il classico sobbalzo del torace può avere cause davvero differenti.

Tra le più comuni quelli a carico dell’apparato digerente, come il riflusso gastroesofageo o un riempimento eccessivo dello stomaco.

Di singhiozzo, infatti, soffrono spesso le persone che tendono a mangiare troppo e troppo velocemente o che ingurgitano tanta aria durante i pasti.

Durante il singhiozzo la contrazione ripetuta del diaframma provoca una chiusura repentina della glottide, che produce il tipico suono acuto “hic”.

Le motivazioni dietro al singhiozzo, tuttavia, possono essere anche più serie: soprattutto dietro ad episodi di singhiozzo cronico possono celarsi patologie importanti, come problemi vascolari, cerebrali o respiratori.

Quando il singhiozzo diventa preoccupante?

Il singhiozzo è un sintomo normalissimo e molto diffuso, tuttavia può diventare allarmante se non si risolve spontaneamente entro, al massimo, un paio di giorni consecutivi.

Un singhiozzo persistente dovrebbe far preoccupare: avvertite subito il medico per escludere patologie critiche con una radiografia toracica, un’ecografia addominale o una gastroscopia.

Come si elimina il singhiozzo?

Esistono tanti rimedi, spesso di originale popolare, per dire addio al singhiozzo. Acqua e zucchero, limone o aceto, piccoli sorsetti d’acqua sono soluzioni senza alcun fondamento scientifico.

Tra i rimedi professionali, invece, uno dei più conosciuti è la manovra di Valsalva che consiglia di deglutire tenendo stretto il naso con indice e pollice. Il motivo di questo gesto? Creare una differenza di pressione interna per ripristinare l’anomalia della contrazione diaframmatica.

In caso di singhiozzo insistente è possibile ricorrere a farmaci che agiscono sul sistema nervoso muscolare, rilassandolo. In questi casi, però, avvertite sempre il medico e seguite il consiglio del farmacista.

Catarro: perché cambia colore?

Catarro: perché cambia colore?

13 Marzo 2018

Le scorse settimane ci hanno regalato un freddo record e, in attesa della primavera, si sono impennate le patologie a carico del sistema respiratorio.

Tosse, raffreddore e mal di gola sono i malanni di stagione che, purtroppo, vanno ancora per la maggiore.

Nei casi più acuti, è possibile osservare del muco: una secrezione solitamente originata dal corpo in risposta ad un’infiammazione, se è liquida, o ad un’infezione delle vie respiratorie, se è vischiosa.

Il catarro, molto diffuso unitamente a mal di gola e raffreddore, può avere colori e consistenze diverse.

Conoscete le differenze?

Ecco una veloce guida per identificare il catarro e risalire alle cause.

I colori del catarro cosa significano?

Non tutte le secrezioni sono uguali né hanno la stessa origine. Scopriamo insieme perché il catarro ha diverse colorazioni e consistenze.

  • Il catarro bianco: indica una normale secrezione, spesso innocua, e piuttosto semplice da espellere.
  • Il catarro giallo: è spesso più denso di quello chiaro e riflette la presenza di un’infezione batterica. Il motivo del suo colore? La presenza di enzimi ferrosi contenuti dai globuli bianchi che combattono i batteri. La risposta del sistema immunitario, quindi, cambia la tonalità delle secrezioni.
  • Il catarro verde: di frequente ha anche un odore sgradevole e può rivelare un’infezione cronica.
  • Il catarro marrone: potrebbe indicare che all’interno delle secrezioni ci sono cellule di sangue. Spesso si tratta della rottura di vasi sanguigni, magari durante lo sforzo della tosse o degli starnuti, ma è sempre meglio non trascurare questo segnale e rivolgersi subito ad uno specialista.

In tutti i casi, non cadete nell’errore dell’autodiagnosi e consultate subito il medico: con il suo aiuto potrete risolvere in modo più sicuro, efficace e veloce l’accumulo di catarro.

Ho la diarrea: quali farmaci devo prendere?

Ho la diarrea: quali farmaci devo prendere?

20 Febbraio 2018

Un virus, un’infiammazione intestinale, un’intossicazione alimentare, un periodo di forte stress: sono numerose le cause che possono provocare la diarrea.

Questo disturbo, tanto diffuso quanto invalidante, in alcuni casi si risolve naturalmente, ma in altre circostanze ha bisogno del supporto di una terapia farmacologica.

Qual è la migliore? Ogni caso ha la sua soluzione, e la prima regola è quella di rivolgersi al medico curante per individuare la causa scatenante e selezionare la cura più efficace.

In linea generale, le principali terapie farmacologiche contro la diarrea comprendono:

  • Farmaci inibitori della motilità intestinale: vengono prescritti quando la diarrea è particolarmente acuta e persistente. Questi farmaci non curano la patologia, ma ne bloccano i sintomi evitando la disidratazione.
  • Farmaci antispastici: la diarrea provoca dolore e coliche alle pareti intestinali. Per lenire i crampi e trovare sollievo, quindi, sono utili i farmaci che rilassano la muscolatura addominale e bloccano fitte e contrazioni.
  • Farmaci antiemetici: talvolta la diarrea si accompagna al vomito. Quando il mix tra i due fenomeni diventa debilitante, chiedete al medico di valutare farmaci che inibiscano il vomito e che vi aiutino a non infiammare ulteriormente le pareti gastriche, oltre che a non incorrere nel rischio grave disidratazione.
  • Farmaci antibiotici: quelli a largo spettro vengono prescritti quando la diarrea ha origine batterica. Attenzione, però: il loro utilizzo va tassativamente controllato dal medico curante.
  • Sostanze reidratanti: dopo una diarrea lunga e acuta, è fondamentale ripristinare i fluidi corporei. Il medico curante valuterà quindi se prescrivere una terapia reidratante da assumere per via orale o, nei casi più gravi, per via endovenosa.
Olio essenziale di Patchouli: ecco perché fa bene

Olio essenziale di Patchouli: ecco perché fa bene

17 Febbraio 2018

Talvolta basta una goccia di olio essenziale, massaggiata sulla pelle o inserita in un diffusore, per sentirsi subito meglio.

Gli olii essenziali, infatti, possono essere un vero toccasana per risolvere numerosi problemi e disturbi, anche complessi: mai sottovalutare il potere della natura!

Tra gli olii essenziali più conosciuti, disponibili in farmacia, spicca quello di Patchouli: una pianta di origine asiatica dalle mille proprietà.

Sapete cosa può fare per il vostro benessere una sola goccia di olio essenziale di Patchouli?

  1. Può migliorare l’umore: l’olio essenziale di Patchouli è un vero e proprio tonificante per la mente, in grado di favorire benessere e concentrazione. Ideale negli stati di leggera depressione, legati ad esempio al cambio di stagione e all’arrivo dell’autunno, con poche gocce di olio di Patchouli inserite in un diffusore per ambienti potrete ritrovare slancio e ottimismo.
  2. Può combattere le infezioni: qualche goccia di olio essenziale di Patchouli massaggiata sulla cute arrossata e infiammata, può aiutare ad alleviare gli stati acneici e le infezioni fungine. Provatelo insieme all’olio di tea tree o a qualche goccia di olio essenziale di lavanda per un mix ancora più efficace.
  3. Può velocizzare la cicatrizzazione: se soffrite di pelle grassa e caratterizzata da brufoli ed escoriazioni, provate i benefici astringenti e cicatrizzanti dell’olio di Patchouli. Questo olio essenziale, massaggiato direttamente sulla parte da trattare, rende la pelle più uniforme, più soda e più liscia, favorendo la rigenerazione profonda dei tessuti.
  4. Può ridurre gli inestetismi della cellulite: l’olio essenziale di Patchouli ha un effetto drenante sui tessuti e favorisce l’eliminazione dei liquidi, migliorando la circolazione sanguigna. Per un risultato ancora più strong combinatelo con l’olio essenziale di rosmarino e con quello di limone: queste essenze naturali, insieme, svolgono un’azione sinergica davvero efficace.
Arriva in Italia un nuovo farmaco contro il tumore al seno

Arriva in Italia un nuovo farmaco contro il tumore al seno

15 Febbraio 2018

L'Agenzia Italiana del Farmaco ha dato l’ok alla commercializzazione nel nostro Paese di un’innovazione terapeutica per curare gran parte dei casi di carcinoma mammario. Stiamo parlando del palbociclib, il primo farmaco della sua classe ad ottenere l’approvazione alla rimborsabilità, studiato per trattare il tumore al seno positivo ai recettori ormonali (HR) e negativo al recettore del fattore di crescita epidermico umano 2 (HER2).

Una svolta nella cura di una forma avanzata o metastatica della malattia che in Italia, ad oggi, si stima stia colpendo circa 30 mila donne.

Una patologia, che per la sua natura, è caratterizzata anche da un elevato tasso di diffusione, a partire dal seno, in altre zone del corpo: dalle ossa, ai polmoni, fino al cervello. Il tumore metastatico, infatti, colpisce i vasi sanguigni e linfatici, andando a raggiungere altri organi e tessuti, delocalizzando la malattia e sviluppando così nuovi focolai tumorali.

Con le cure attualmente a disposizione, stando ai dati odierni, raggiungere la guarigione è più difficile rispetto a quanto accade con altre forme tumorali non metastatiche. Ma ora, grazie a farmaci innovativi come il palbociclib, l’obiettivo è rendere il tumore metastatico al seno una malattia “in controllo”, con la quale le donne possono convivere a lungo, con una buona qualità della vita.

I risultati dei test pre-approvativi sembrano essere incoraggianti: gli studi eseguiti prima di dare il via libera alla commercializzazione del farmaco, infatti, hanno dimostrato che il palbociclib, somministrato in combinazione con una terapia endocrina, prolunga la vita delle pazienti, riducendo in modo significativo l’avanzare della malattia.
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