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Psoriasi: la causa principale è lo stress

Psoriasi: la causa principale è lo stress

14 Maggio 2019

Quando si parla di stress, si pensa subito ad uno stato di profonda stanchezza, irritabilità e mancanza di forze. Non tutti sanno, però, che questa condizione, può causare anche alcune malattie legate all'epidermide.

Una di queste è la psoriasi, un'infiammazione della cute che si manifesta con arrossamenti e squame.

Secondo alcuni studi è emerso come il nostro sistema nervoso centrale e la pelle siano profondamente connessi, tanto che situazioni di stress acute o prolungate, possono attivare la malattia aumentandone l'intensità dei sintomi.

Troppo stress? Un rischio per la pelle

Lo stress nervoso, quindi, ha un'influenza diretta sia sul decorso che sulla gravità di questa patologia.

La psoriasi, di fatto, è una reazione di difesa del nostro sistema immunitario che si attiva in particolari situazioni. Quando sulla pelle compaiono le tipiche chiazze rosse della malattia, si tende ad essere nervosi o tesi e questo, di conseguenza, porta ad un peggioramento dei sintomi.

Un vero e proprio circolo vizioso, quindi, che si manifesta in qualunque parte del corpo.

Le parti più colpite sono:

  • cuoio capelluto;
  • gomiti;
  • palmi delle mani;
  • pianta dei piedi;
  • unghie;
  • ginocchia.

Curare questa patologia è possibile. A seconda della gravità delle lesioni, si passa da soluzioni topiche, da applicare direttamente sulla parte interessata, come creme, lozioni o gel, fino alle cure sistemiche tradizionali, come la ciclosporina e il methotrexate. In più, è possibile affidarsi a farmaci biologici, indicati nei casi un cui i metodi standard non siano applicabili.

In ogni caso, per combattere la psoriasi, è importante rivolgersi sempre ad un medico specializzato e al vostro farmacista di fiducia che sapranno indirizzarvi sul trattamento migliore per risolvere il vostro problema.

Omega 3: un unico prodotto, tanti benefici

Omega 3: un unico prodotto, tanti benefici

11 Maggio 2019

Il nostro corpo ha bisogno di tanti elementi per funzionare correttamente e tra questi gli Omega 3, che intervengono nella cura e nella prevenzione di moltissime patologie.

Questi acidi grassi polinsaturi sono definiti essenziali perché non sintetizzati dall'organismo. Per questo motivo è necessario assimilarli tramite il cibo, con una dieta equilibrata e ricca di alimenti che ne contengano come acciughe, merluzzo, salmone atlantico e tonno, ma anche sgombro, oli di pesce, noci, semi e olio di lino.

L'assunzione di Omega 3 è fondamentale. La loro carenza, infatti, può determinare la comparsa di molti disturbi tra cui l'arresto della crescita e la riduzione dei livelli di protezione e prevenzione di malattie cronico-degenerative, autoimmunitarie e infiammatorie.

L'importanza degli Omega 3

Questi elementi sono utili per la prevenzione e la cura di:

  • arteriosclerosi e malattie cardiovascolari, riducendo l'effetto trombogenico e rallentando lo sviluppo della placca aterosclerotica;
  • malattie infiammatorie come l'artrite reumatoide, il morbo di Chron e la colite ulcerosa;
  • dermatiti e psoriasi;
  • infiammazioni associate alle ustioni;
  • colesterolo dannoso, abbassandone i livelli e intervenendo positivamente sulla pressione;
  • patologie legate al cervello, aiutano lo sviluppo cognitivo anche in caso di morbo di Alzheimer;
  • problemi legati alla gravidanza e allo sviluppo neonatale,
  • malattie come la depressione e i disturbi comportamentali, autismo, schizofrenia e deficit dell’attenzione (ADHD);
  • disturbi legati al metabolismo osseo;
  • patologie quali asma allergica e diabete.

Attenzione! Anche nell'apporto di Omega 3 è importante evitarne l'abuso. Se associati a farmaci anticoagulanti, per esempio, potrebbero aumentarne l’effetto. Per questo ricordatevi sempre di rivolgervi al vostro farmacista di fiducia che, in caso di reintegro saprà indicarvi i prodotti e la posologia migliore.

Crampi notturni: cosa sapere

Crampi notturni: cosa sapere

09 Maggio 2019

Vi siete svegliati nel cuore della notte in preda ad un crampo improvviso? Non preoccupatevi: le contrazioni involontarie dei muscoli rappresentano un disturbo molto comune.

Le cause, infatti, sono molteplici: dallo sforzo atletico, alla poca idratazione, fino alla carenza di sali minerali, tutte queste condizioni possono essere alla base dei fastidiosi crampi notturni.

Che fare, quindi, per evitare che i crampi notturni ai polpacci, ai piedi e alle cosce possano provocarci grande dolore nella notte?

Curate innanzitutto l’alimentazione: bevete almeno 2 litri di acqua durante il giorno per idratare i muscoli e privilegiate cibi ricchi di magnesio, come bietole, spinaci, noci, mandorle, anacardi, lenticchie e fagioli, e di potassio, come fagioli e semi di zucca.

Se solo con la vostra dieta il fabbisogno giornaliero di magnesio e potassio non viene coperto, potete aiutare il vostro organismo con Integratori alimentari di sali minerali, indicati in caso di debolezza muscolare e crampi.

Ma non è tutto: per dire definitivamente addio agli spasmi muscolari notturni, anche l’esercizio fisico mirato rappresenta un ottimo toccasana.

Bastano alcuni minuti durante il giorno per sciogliere le tensioni agli arti inferiori. Come fare? Posizionatevi a circa un metro da una parete, in piedi, quindi sbilanciate leggermente il vostro corpo verso il muro, prestando attenzione a tenere le braccia ben distese. Toccate la parete con le mani e mantenete questa posizione per almeno 5 secondi. Ripetete l’esercizio per almeno 20 volte, la mattina e la sera.

E se dovesse capitare ancora un crampo notturno? Mantenete la calma, estendete la gamba contratta e tirate verso di voi il piede. Così facendo, tutto passerà in pochi secondi.
Antidepressivi: esponendosi al sole sono più efficaci

Antidepressivi: esponendosi al sole sono più efficaci

07 Maggio 2019

Ormai è cosa nota, il sole porta con sè tantissimi benefici. Aiuta a curare alcune patologie della pelle e delle ossa, attiva la vitamina D nel nostro organismo e svolge, addirittura, un'azione benefica sul nostro umore.

È proprio così: se pensavate che la sensazione di serenità causata dal sole fosse legata solo alla voglia di estate o alla temperatura più calda, vi sbagliavate. La luce solare, infatti, aumenta la produzione di serotonina, migliorando l'umore e gli stati di depressione.

Il sole "illumina" il nostro umore

Secondo uno studio condotto dalla Monash University di Melbourne, è stato scoperto come, il sole e la sua luce, contribuiscano in modo notevole a migliorare l'efficacia dei farmaci antidepressivi. Secondo questa ricerca, infatti, si è visto come molti casi di depressione si verifichino quando la sensitività alla luce diminuisce.

La reattività alle fonti luminose è vitale per il nostro cervello perché questo le utilizza per regolare le nostre funzioni vitali. La poca luce, ricordando la notte, ci rende sonnolenti e più lenti, tipica condizione delle persone che soffrono di depressione.

Gli antidepressivi permettono ai pazienti di sentirsi meglio, portando a livelli definiti "normali" la sensitività alla luce che, a sua volta, consente all'orologio interno all'organismo di recepire in modo corretto le varie fasi della giornata.

La luce del sole, quindi, ha un potente effetto nei trattamenti antidepressivi agendo positivamente sull'umore. Cosa che, invece, non accade quando si parla di luce artificiale, come quella della televisione o degli smartphone, capace di contrastare l'efficacia dei farmaci.

In caso di depressione è sempre bene rivolgersi al proprio medico e farmacista di fiducia che sapranno indicarvi la cura migliore sia in termini farmacologici che di stile di vita.

Intolleranze alimentari? Si scoprono in farmacia!

Intolleranze alimentari? Si scoprono in farmacia!

04 Maggio 2019

Ne soffre il 5% della popolazione adulta e il 10% di quella infantile: stiamo parlando delle allergie e delle intolleranze alimentari, intese come reazioni avverse all’ingestione di determinati cibi.

Un fenomeno complesso e molto soggettivo sia dal punto di vista dei sintomi manifestati che sotto il profilo degli alimenti “sotto accusa”, capeggiati sempre più spesso da glutine e lattosio.

La gravità delle allergie e delle intolleranze alimentari può variare a seconda della sensibilità dell’individuo: la reazione infiammatoria all’assunzione di un alimento può andare da un semplice gonfiore, ad un rash cutaneo, fino ad una più seria difficoltà respiratoria.

Oltre il laboratorio: il test per le intolleranze è in farmacia

Per una diagnosi approfondita delle intolleranze alimentari, il primo consiglio è sempre quello di rivolgersi al medico di fiducia e di farsi prescrivere specifici esami di laboratorio.

Se, tuttavia, dagli esami di routine non dovessero emergere evidenze e nel frattempo i sintomi come sonnolenza, difficoltà digestive, asma, acne, orticaria ed emicrania dovessero persistere, è possibile eseguire in farmacia un test veloce e sicuro.

Si tratta di un piccolo prelievo di sangue dal dito eseguito attraverso un apposito kit disponibile nelle farmacie che offrono il servizio e quindi esaminato da laboratori ad hoc.

L’obiettivo?

Verificare il dosaggio di specifici anticorpi che il nostro organismo produce in risposta all’assunzione di alcuni alimenti, investigando un ampio campione di ingredienti che può comprendere fino a 180 elementi.

Negli individui con una spiccata ipersensibilità ad alcune proteine alimentari il test restituirà, in una decina di giorni, un responso positivo.

Che fare se si scopre un’intolleranza alimentare?

È tempo di correre ai ripari, ma senza preoccupazioni!

Molte farmacie, in abbinamento al test, offrono anche specifici consigli nutrizionali ed un percorso alimentare altamente personalizzato, per vivere il piacere della buona tavola senza stress!

DHA in gravidanza: perché è importante?

DHA in gravidanza: perché è importante?

02 Maggio 2019

I 9 mesi della dolce attesa sono un periodo straordinario per iniziare a prendersi cura della salute del piccolo, sin da subito.

Un’alimentazione corretta, uno stile di vita più equilibrato e l’assunzione di integratori alimentari possono aiutare il bambino a sviluppare le corrette funzionalità.

Tra gli integratori più consigliati in gravidanza, il più popolare è certamente l’acido folico: una vitamina del gruppo B il cui fabbisogno aumenta durante la gestazione. Il suo scopo principale? Quello di prevenire la formazione della spina bifida, una patologia gravissima e disabilitante.

Negli ultimi anni, poi, si è affacciato il nome di un nuovo integratore consigliato in gravidanza: si chiama DHA e in pochi sanno veramente cos’è e a cosa serve.

Scopriamolo insieme.

Cos’è il DHA?

Dietro la sigla del DHA si nasconde l’acido docosaesaenoico: un acido grasso polinsaturo della famiglia degli omega-3.

Si tratta di un elemento cruciale per un funzionamento ottimale del sistema nervoso, della mamma e del bambino.

Per questo alle mamme in dolce attesa, ma anche a quelle che programmano una gravidanza, è fortemente consigliata la sua assunzione: il DHA, infatti, è in grado di favorire il corretto sviluppo delle funzionalità cerebrali e degli occhi del feto.

Non solo: un recente studio condotto da un team di ricercatori internazionali e diretto dall’Università di Atlanta, ha dimostrato che i figli di mamme che hanno assunto DHA durante la gravidanza godono di una maggiore concentrazione e di una memoria più acuta.

Merito, sembrerebbe, dell’influenza positiva del DHA sul sistema nervoso centrale e sulle funzionalità delle sinapsi.

Curiose di saperne di più? Chiedete consiglio al vostro medico o al farmacista di fiducia: sapranno indicarvi l’integratore con la formulazione più adatta alle vostre esigenze.

Collirio: ecco le tipologie principali

Collirio: ecco le tipologie principali

30 Aprile 2019

Possono dare sollievo agli occhi stanchi, idratare le pupille secche o curare patologie oftalmiche, come cataratta o congiuntivite: i colliri sono medicinali, sia da banco che acquistabili dietro prescrizione medica, in grado di favorire il benessere dell’occhio.

Quanti ne esistono in commercio? Le varianti di collirio disponibili in farmacia sono davvero numerose e utili a risolvere disturbi di diversa natura.

Ecco una veloce guida per comprendere come vengono classificati i colliri.

  1. Colliri per occhi secchi

Sono formulati con sostanze umettanti per dare sollievo agli occhi affaticati e inariditi, donando la giusta idratazione e ripristinando il corretto livello di umidità oculare. Utili per lenire la secchezza causata da fattori esterni come vento, smog o eccessiva esposizione a schermi elettronici, i colliri per occhi secchi lubrificano e, talvolta, stimolano le ghiandole lacrimali per aiutare la naturale produzione di lacrime.

  1. Colliri antistaminici

Aiutano a lenire prurito, fotofobia, rossore e lacrimazione oculare dovuti all’azione di agenti allergici, specialmente stagionali. Spesso disponibili come farmaci per automedicazione, ottenibili quindi senza ricetta medica, i colliri antistaminici svolgono un’azione anti congestionante ed agiscono anche come medicinale profilattico, per prevenire l’insorgenza dell’allergia stessa.

  1. Colliri antinfiammatori

In caso di infezioni critiche o fenomeni flogistici di elevata intensità, quando i farmaci più delicati non hanno mostrato un’apprezzabile efficacia, è possibile ricorrere a colliri arricchiti con principi attivi steroidei. Da utilizzare sempre sotto controllo medico, questi medicinali vanno impiegati per un breve e limitato periodo di tempo, per non correre il rischio di effetti indesiderati anche gravi.

  1. Colliri antibiotici

Sono formulati per combattere le principali infezioni batteriche che colpiscono l’occhio come, nella maggior parte dei casi, la congiuntivite. Disponibili dietro prescrizione medica, i colliri antibiotici vanno utilizzati sempre sotto controllo specialistico, per verificare la reazione dell’occhio e scongiurare fenomeni allergici.

  1. Colliri per curare il glaucoma

Esistono colliri formulati per ridurre la formazione di umore acqueo e curare l’alterazione della pressione intraoculare tipica del glaucoma: una patologia importante, che rappresenta una delle principali cause di cecità.

Smettere di fumare con la citisina

Smettere di fumare con la citisina

27 Aprile 2019

Se fate parte dei 7 milioni di italiani che vogliono smettere di fumare, ma non ci riescono, è tempo di valutare concretamente nuove soluzioni.

Accanto al metodo più diffuso per smettere di fumare, ossia quello di utilizzare farmaci a base di nicotina, si sta rivelando efficace e virtuoso l’utilizzo della citisina: un principio attivo antico, a base naturale, disponibile in farmacia solo sotto prescrizione medica.

Scopriamo di cosa si tratta e come funziona la citisina.

La citisina: efficace perché blocca i recettori nicotinici

I grandi nemici degli amanti delle “bionde”, sono proprio i recettori nicotinici: canali neuronali che rispondono alle sollecitazioni della nicotina contenuta nel fumo di sigaretta. Come? Scatenando inizialmente una reazione di piacere e poi rilasciando stimoli di astinenza, che spingono il fumatore ad accendere un’altra sigaretta, innescando il vizio.

La citisina inibisce questo processo: frenando i recettori nicotinici fa in modo che la sigaretta non generi sensazioni positive e che il tabagista percepisca l’assunzione di tabacco come sgradevole.

Con un po’ di costanza e di determinazione, la citisina riesce quindi a cancellare il piacere del fumo, disincentivando il vizio.

Dove trovare i farmaci a base di citisina?

La citisina è un principio attivo disponibile in farmacia come preparato galenico magistrale.

Tradotto: le farmacie che dispongono di laboratori idonei possono realizzare farmaci specifici a base di questo prodotto.

I vantaggi di rivolgersi ad una farmacia attrezzata? Quella di poter ottenere un farmaco personalizzato, con un dosaggio esclusivo in base alle necessità individuali ed una posologia ad hoc.

Vuoi saperne di più? Chiedi subito informazioni al tuo farmacista: oggi è il giorno giusto per smettere di fumare.

Produzione di farmaci: l´Italia è ancora al n.1

Produzione di farmaci: l´Italia è ancora al n.1

25 Aprile 2019

L'Italia è senza dubbio un paese di record, uno di questi è quello della produzione di farmaci.

Al primo posto in Europa, con un giro d'affari di 31,2 miliardi di euro solo nel 2017, ha superato sia la vicina Germania, al secondo posto, che la Gran Bretagna, posizionatasi sul terzo gradino del podio.

Questo importante traguardo, non è solo un fattore positivo a livello produttivo, ma comporta anche un notevole beneficio in termini di occupazione. Nel nostro Paese, infatti, l'industria farmaceutica conta circa 65.400 posti di lavoro, raggiungendo quasi 3 miliardi di euro di investimenti.

La ricerca e lo sviluppo, in questo settore sono elementi fondamentali per dare vita a nuove soluzioni. Una delle Regioni più virtuose in tal senso è la Toscana che, grazie al contributo di Università, centri di ricerca medica, grandi multinazionali e tante piccole aziende locali, è di fatto una delle realtà più avanzate nel settore delle scienze della vita, in particolare nell'ambito dei vaccini.


Investire nell'innovazione

Se da un lato gli investimenti per le eccellenze già affermate nel campo medico sono una realtà, dall’altro, questo si parla di start up, l’Italia deve ancora migliorare.

Ancora oggi le nuove realtà nel settore del Life Science non riescono ad ottenere finanziamenti importanti, come invece accade negli altri stati europei. Un limite che frena le tensioni verso l’innovazione e si ripercuote sulla varietà di terapie da proporre ai pazienti.

La soluzione, però, sembra esserci: per cercare di dare linfa anche al segmento medico 2.0, stanno nascendo fondi d’investimento pronti a finanziare le attività più interessanti, sfruttando anche ai vantaggi fiscali riconosciuti a queste realtà smart oriented.

In questo modo, l'industria farmaceutica, già di spicco in Italia, potrà raggiungere ancora più alti livelli di avanguardia e innovazione, portando ampi benefici sia al nostro Paese che all’intera popolazione europea.

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