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Ipoacusia, cos´è e come si cura

Ipoacusia, cos´è e come si cura

26 Ottobre 2019

Anche se si pensa che sia legata all'età, la perdita dell'udito può colpire chiunque. Le cause che determinano questo disturbo, infatti, possono essere molteplici e di varia natura.

La diminuzione della percezione uditiva dei suoni, conosciuta come ipoacusia, generalmente si manifesta con:

  • abbassamento dell'udito;
  • percezione sonora ovattata;
  • sordità improvvisa;
  • allucinazioni uditive.

Se sottovalutata può portare alla sordità: per questo, diagnosi e cure tempestive sono fondamentali.

Quali sono le cause?

L'ipoacusia può nascere per diverse motivazioni. La più comune è senza dubbio l'avanzamento dell'età. Superati i 65 anni, infatti, una persona su tre soffre di questo disturbo. Ma non solo.

La perdita dell'udito può presentarsi anche in seguito a:

  • danni alla parte interna dell'orecchio o del nervo uditivo;
  • impedimenti fisici che ostacolano la percezione delle onde sonore (accumulo di cerume o fluidi);
  • patologie concomitanti, tra cui pressione alta e diabete;
  • traumi,
  • malattie infettive, come otiti;
  • esposizione prolungata a suoni e rumori forti;
  • cause ereditarie.

Come si cura?

Una volta diagnosticata, a seconda della natura della sintomatologia, è possibile intervenire in vari modi.

In genere, acquistare un apparecchio acustico rappresenta la soluzione migliore per risolvere questo disturbo. Se però l'ipoacusia si è manifestata in seguito ad un'infezione, è possibile trattarla con degli antibiotici. Quando la causa è la perforazione della membrana timpanica, inoltre, può essere curata con un intervento chirurgico mentre, se dovuta all'otturazione dei condotti uditivi, basterà riaprirli o pulirli recandosi in un ambulatorio.

L'importante è non dimenticarsi mai di fare affidamento al proprio farmacista di fiducia e al personale specializzato che sapranno indicarvi la cura migliore a seconda della natura della patologia.

Benessere intestinale: cosa cambia tra probiotici e prebiotici

Benessere intestinale: cosa cambia tra probiotici e prebiotici

24 Ottobre 2019

Negli ultimi anni è stato scoperto quanto il benessere generale del nostro organismo sia collegato alla salute della flora batterica presente nell’intestino.

Questa, infatti, è composta da miliardi di microorganismi tra cui batteri, miceti e virus, che collaborano tra loro per garantire il corretto funzionamento dell’apparato gastrointestinale.

La sua carica batterica, scendendo dallo stomaco all’intestino, aumenta progressivamente, rappresentando un’indispensabile barriera protettiva a difesa del nostro corpo.

Agenti esterni come malattie, stress, cure antibiotiche, alimentazione scorretta o fattori ambientali, possono alterarne l’equilibrio e, quindi, il corretto funzionamento dell’intero organismo. Per questo è fondamentale prendersene cura, assimilando due elementi fondamentali per la nostra salute, i probiotici e i prebiotici. Ma vediamo insieme di cosa si tratta.

Un’unione di benessere

Il termine probiotici deriva dal greco "pro-bios", a favore della vita. Questi elementi sono “organismi vivi“ che, nelle giuste quantità, apportano beneficio alla nostra salute. Sono di fatto batteri “buoni”, non patogeni, la cui funzione è quella di rafforzare le difese immunitarie, sollecitare la permeabilità intestinale, arricchire la flora intestinale e gestire la fermentazione dei residui alimentari. Si trovano negli alimenti fermentati come lo yogurt, il kefir, i crauti, il miso, il tempeh e la pasta madre.

I prebiotici, invece, sono sostanze non digeribili presenti in alcuni alimenti. Queste non vengono assorbite ma vengono utilizzate direttamente dalla flora intestinale per favorire e alimentare la crescita di batteri buoni.

Si trovano soprattutto in cibi come le cipolle, l’aglio, gli asparagi, i carciofi, il frumento, la soia, le banane, la cicoria, l’indivia e i porri.

Sia i probiotici che i prebiotici possono essere assunti anche tramite integratori e preparati acquistabili in farmacia, sempre sotto indicazione del vostro medico di fiducia.

Extrasistole: cosa sono e come si curano

Extrasistole: cosa sono e come si curano

22 Ottobre 2019

Quando si parla di cuore la nostra attenzione scatta subito ai massimi livelli. Non è facile capire tutto quello che riguarda questo delicato organo del nostro corpo e, per questo, spesso ci sorgono tante domande. Per esempio, sapete cosa sono le extrasistole?

Con questo termine, che significa “battito aggiunto”, si intende un’alterazione del normale ritmo del battito cardiaco, di fatto una contrazione anticipata del cuore che provoca una sensazione di vuoto o di colpo all’interno del torace. La maggior parte delle volte queste manifestazioni sono di tipo benigno.

Oltre alla sensazione di vuoto possono presentarsi altri sintomi piuttosto comuni come affaticamento, debolezza e difficoltà respiratorie.

Extrasistole: cause e rimedi

Le extrasistole possono essere causate da vari fattori. In pazienti sani, per esempio, l'abuso di caffè o di alcol oppure lo stress psicofisico, possono essere motivi scatenanti. Altre volte, invece, l’aritmia può derivare dal malfunzionamento della tiroide, dai disturbi digestivi, da alti valori della pressione arteriosa e, in alcuni casi, sono il campanello d'allarme di malattie cardiache non riconosciute.

Quando sono numerose, possono rappresentare un disturbo serio per la qualità della vita, poiché si è costretti a rallentare o limitare le normali attività quotidiane, oltre al fatto che nel lungo periodo il cuore può indebolirsi.

Curare le extrasistole è possibile attraverso dei trattamenti con farmaci antiaritmici che stabilizzano il sistema elettrico del cuore o con un intervento di ablazione transcatetere, in cui viene isolata la parte responsabile dalla patologia.

In ogni caso, per una diagnosi corretta e per capire come sia meglio intervenire è fondamentale consultare il vostro medico e farmacista di fiducia che sapranno indirizzarvi nel modo migliore.

Micosi del cuoio capelluto: curarla in farmacia si può

Micosi del cuoio capelluto: curarla in farmacia si può

19 Ottobre 2019

Se vi è capitato di avere delle chiazze in testa, di forma circolare e prive di capelli, allora avete sicuramente avuto la tinea capitis, più comunemente detta micosi del cuoio capelluto. Questa infezione della pelle è causata da un fungo dermatofita e si manifesta con macchie circolari più o meno grandi, all’interno delle quali possono comparire anche croste.

Questo tipo di micosi colpisce maggiormente i bambini ed è estremamente contagiosa. Il periodo di incubazione è di circa 10-14 giorni ma per fare una diagnosi certa è necessario prelevare materiale biologico dalla parte interessata e farlo esaminare da uno specialista. Solitamente il contagio avviene in contesti molto affollati o poco igienici e tramite la condivisone di oggetti contaminati come asciugamani o pettini.

Il rimedio è in farmacia

Per curare la micosi del cuoio capelluto si utilizzano farmaci antimicotici, sotto forma di compresse - contenenti principi attivi come il Griseofulvina, la Terbinafina e l'Itraconazolo – lozioni e creme specifiche ad uso localizzato. Perfetti, in aggiunta ai medicinali, sono gli shampoo a base di ketoconazolo e selenio disolfuro, che vanno applicati 2-3 volte la settimana per almeno 6 settimane. In ogni caso è lo specialista che deve prescrivere la terapia dopo aver analizzato i sintomi e il materiale biologico e dopo aver valutato l'età del paziente.

Esistono anche cure con antimicotici naturali come per esempio il tea tree oil, particolarmente indicato per questo tipo di micosi, l'aloe vera, il miele o la calendula che svolgono un'azione lenitiva che calma l'infiammazione e idrata la cute.

Per tutti questi prodotti potete rivolgervi al vostro farmacista, che sotto prescrizione medica, potrà indicarvi i farmaci adatti nella formulazione più appropriata alla cura della micosi.
Addio cellulite con la tintura madre di ananas

Addio cellulite con la tintura madre di ananas

17 Ottobre 2019

Vi hanno sempre raccontato che l’ananas brucia i grassi? Sappiate che non è proprio così: questo frutto aiuta ad assimilare meglio le proteine, ma non ha alcun effetto diretto sui lipidi.

Un’altra imprecisione? Una fetta d’ananas a fine pasto non è sufficiente a favorire la digestione: le proprietà benefiche e antinfiammatorie del frutto si nascondono principalmente all’interno del gambo. Una parte amara e difficile da mangiare, che spesso viene scartata, ma che è invece ricchissima di bromelina: un enzima dalle notevoli proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e anti edematose.

È proprio questo ingrediente a combattere la cellulite, sfiammando i tessuti molli, migliorando la circolazione e incrementando il drenaggio dei liquidi che ristagnano e creano i tanto odiati – e dolorosi – cuscinetti.

Come assumere la bromelina in modo semplice e veloce?

Attraverso la tintura madre di ananas: un concentrato di principio attivi puri, naturali e spesso estratti a freddo, per non compromettere l’efficacia degli enzimi.

Come si ingerisce la tintura madre di ananas? Semplicemente diluendone qualche goccia in un bicchiere d’acqua o in una bottiglia, da consumare durante tutto l’arco della giornata, meglio se lontano dai pasti: una modalità di assunzione immediata e veloce, che garantisce un rapido assorbimento dei principi attivi.

Prima di iniziare una terapia a base di tintura madre di ananas, però, consulta sempre il tuo farmacista: questo prodotto, infatti, è sconsigliato alle donne in gravidanza, ai soggetti allergici alla bromelina e ai pazienti sottoposti a terapia anticoagulante.

Pidocchi nei bambini: come riconoscerli e come eliminarli

Pidocchi nei bambini: come riconoscerli e come eliminarli

15 Ottobre 2019

Scuole e asili sono ricominciati e, molto spesso, oltre a compiti e disegni, i vostri figli possono portarvi a casa degli spiacevoli ospiti: parliamo dei pidocchi.

Questi parassiti, per poter sopravvivere, sono obbligati ad insediarsi sull'uomo, in particolare sul suo cuoio capelluto.

Gli ambienti molto affollati, come gli asili e le scuole, ne agevolano la trasmissione e, proprio per questo motivo, il contagio avviene molto velocemente.

Conoscere il "nemico" per combatterlo

Individuare questo parassita può essere difficile perché, oltre ad essere piccolissimo, 2-4 mm, ha anche una colorazione tendente al nero. Molto più visibili, invece, sono le loro uova, di colore biancastro. Ma vediamo insieme come riconoscerli:

  • i pidocchi depongono le uova in zone precise della nostra testa, come la radice dei capelli, la nuca, la parte posteriore delle orecchie e l'attaccatura della frangia;
  • per via delle loro punture causano prurito e, se numerose, possono provocare lesioni al cuoio capelluto fino anche a reazioni allergiche;
  • a differenza della forfora, i pidocchi rimangono ben saldi al fusto del capello.

Prevenirli è possibile esaminando la testa dei vostri bambini almeno una volta ogni due settimane. Controllate bene le zone più soggette, dividendo in ciocche i capelli e pettinandoli accuratamente. Munitevi di lente di ingrandimento e posizionatevi sotto la luce naturale: in questo modo sarà più semplice verificare la presenza di questi parassiti. In caso di contagio, avvisate subito la scuola.

In farmacia potete trovare prodotti specifici per il trattamento contro i pidocchi. È importante seguire sempre in modo attento e preciso le modalità d’uso indicate sulla confezione, chiedendo consiglio al vostro farmacista di fiducia.

Febbre alta nei bimbi: come comportarsi

Febbre alta nei bimbi: come comportarsi

12 Ottobre 2019

Vostro figlio ha la febbre e il termometro continua a salire? Non fatevi prendere dal panico. La febbre alta nei bambini, infatti, è un evento usale che non deve creare allarmismi, ma che, al tempo stesso, non deve essere sottovalutato.

Ad esempio, dopo una vaccinazione o durante la comparsa dei denti, la febbre nei bambini può salire e tale evento è abbastanza normale.

Tuttavia, nei bambini – così come negli adulti – la febbre è il sintomo che qualcosa non sta andando nell’organismo. La febbre, infatti, è uno strumento di difesa che si manifesta in presenza di un virus o batteri. Per considerarla alta, la temperatura corporea deve superare i 38° C.

Che fare in questi casi? Se, dopo aver misurato la febbre al piccolo – quattro volte al giorno, lontano dai pasti, meglio se utilizzando un termometro elettronico auricolare – la temperatura resta per 48 ore oltre i 38 gradi, è possibile somministrare farmaci a base di paracetamolo o di ibuprofene, gli unici consentiti per la cura di un bambino.

Questi farmaci aiutano a fare scendere la febbre al piccolo, permettendo anche di alleviare i dolori muscolari e il malessere generale generato dall’alta temperatura corporea. Per le modalità di somministrazione e per le dosi consigliate, fate sempre riferimento al vostro pediatra o al farmacista di fiducia.

Oltre alla terapia medicinale, è bene seguire alcuni consigli utili per contrastare la febbre alta: innanzitutto, fate bere molto il bambino, per evitare la disidratazione. Quindi, non copritelo oltremodo: il corpo deve avere l’opportunità di disperdere il calore dato dalla febbre. Infine, se ancora neonato, continuate ad allattarlo al seno regolarmente.

Qualora, dopo le 48 ore e dopo la somministrazione dei primi farmaci, la febbre non dovesse diminuire, contattate il vostro pediatra per gli approfondimenti del caso.

Rallentare la comparsa dei capelli bianchi con gli integratori

Rallentare la comparsa dei capelli bianchi con gli integratori

10 Ottobre 2019

La comparsa del primo capello bianco è un duro colpo per molti: un segnale inequivocabile che l’invecchiamento sta ufficialmente iniziando.

La causa della canizie – così si indica tecnicamente il fenomeno dei capelli bianchi – è da ricercare nel calo della melanina presente nei bulbi piliferi del cuoio capelluto.

Con il passare degli anni la concentrazione di questo elemento diminuisce, rendendo meno efficace il processo di pigmentazione.

La decrescita della melanina nei capelli, quindi, lascia la chioma sempre più priva del suo colore naturale e la espone ad un progressivo sbiancamento.

Si tratta di un percorso naturale che può essere, però, influenzato da diversi fattori: come una carenza di minerali o un deficit vitaminico, che possono compromettere la naturale rigenerazione cellulare ed accelerare la comparsa dei temutissimi capelli bianchi.

Ecco come agire.

Supplementi vitaminici contro i capelli bianchi: ecco i migliori

Assumere integratori vitaminici può rallentare l’incanutimento. Ecco quali sono i più attivi:

  • Rame: un elemento critico per favorire la produzione di melanina e sostenere la pigmentazione dei capelli. Dove trovarlo? All’interno di integratori specifici o in alimenti come le lenticchie, i semi di girasole o le mandorle;
  • Vitamina del Gruppo B: tutte le vitamine del gruppo B, in particolare la B12 e la B5, sono importanti per garantire la vitalità e la salute dei capelli;
  • Selenio: un principio attivo antiossidante e stimolante per il sistema endocrino, in grado di sollecitare la produzione di alcuni ormoni connessi con la salute dei capelli e con il loro processo di invecchiamento;
  • Magnesio: quando manca questo elemento, il corpo inizia a produrre radicali idrossili che agiscono come agenti sbiancanti e fermano la produzione di tirosinasi, l’enzima connesso con la produzione di melanina.

Se la comparsa dei capelli bianchi ti spaventa, in farmacia puoi trovare numerosi integratori utili per dare sostegno all’organismo e favorire il processo di rigenerazione cellulare del cuoio capelluto. Chiedi all’esperto!

Influenza in dolce attesa: ecco i farmaci consentiti

Influenza in dolce attesa: ecco i farmaci consentiti

08 Ottobre 2019

Per combattere l'influenza è importante prestare attenzione ai medicinali che si assumono. Una meticolosità che deve essere necessariamente raddoppiata quando si è gravidanza. Per questa ragione, se dovessero presentarsi febbre, mal di gola o raffreddore durante la dolce attesa, è bene seguire alcuni importanti accorgimenti, affidandosi alle cure di uno specialista ed evitando il "fai da te".

Ad ogni sintomo un rimedio

I sintomi influenzali sono sempre gli stessi, a prescindere dalla stagione o dall'età. Vediamo insieme come affrontarli durante la gravidanza:

  • raffreddore: per diminuire l'effetto "naso chiuso" l'ideale è fare un aerosol un paio di volte al giorno, sempre su consiglio medico;

· febbre e dolori articolari: in questi casi l'alleato numero uno è il paracetamolo. Al contrario, nelle prime sei settimane, nel terzo trimestre di gravidanza e durante l’allattamento, sono da evitare i medicinali a base di acido acetilsalicilico;

· mal di gola: via libera a gargarismi con collutori a base di clorexidina. Svolgono un'azione disinfettante in tutto il cavo orale fino alle tonsille. Ottimi anche i prodotti anestetici e antisettici.

Buone abitudini: garanzia di salute

Che siate in dolce attesa oppure no, mai sottovalutare le buone abitudini. Queste giovano al sistema immunitario e aiutano ad alleviare i sintomi dell'influenza.

Ricordatevi, quindi, di:

· aumentare la quantità di liquidi per combattere la disidratazione che spesso può subentrare in caso di febbre e problemi intestinali;

· mantenere il giusto apporto nutrizionale, mangiando meno ma più spesso durante la giornata e preferendo cibi leggeri, digeribili, ad alto contenuto di vitamine e sali. Preferite cibi più calorici la mattina e a pranzo;

· incrementare i momenti di risposo, per evitare che la febbre salga, e non affaticare troppo la respirazione.

E non dimenticatevi di farvi sempre consigliare dal vostro farmacista nella scelta dei prodotti più adeguati da assumere!

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